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Domenico Caliri
DOMENICO CALIRI e l’ambizioso affresco musicale di Camera Lirica Benché sia uno dei più quotati e originali chitarristi del jazz italiano, Domenico Caliri, nato nel 1967 a Messina ma da molti anni ormai stabilitosi a Bologna, centellina con parsimonia le sue produzioni discografiche, e ogni volta colpisce nel segno. E’ stato così anche con Camera Lirica, pubblicato dalla veneziana Caligola Records cinque anni dopo Il buio acceso. Lì a fianco del Cal Trio (Antonio Borghini, contrabbasso, Cristiano Calcagnile, batteria) c’era un quartetto d’archi, qui invece Caliri è alla testa di un’orchestra formata da ben tredici elementi. Il disco si è classificato terzo nell’annuale referendum indetto fra i critici italiani dal prestigioso mensile Musica Jazz. Un medesimo lasso di tempo era trascorso fra Il buio acceso e il suo precedente album da leader, l’altrettanto riuscito Do ut do, registrato alla testa del Cal Trio. Il chitarrista siciliano era diventato celebre qualche anno prima per aver fatto parte, a metà degli anni Novanta, degli Electric Five, una delle migliori formazioni dirette dal trombettista Enrico Rava. La sua è una concezione musicale a 360 gradi, in cui accanto all’improvvisazione jazzistica trovano spazio sia la composizione che l’arrangiamento e nulla sembra essere affidato al caso. Quelle di Camera Lirica sono composizioni allo stesso tempo suggestive e complesse, in cui lo sberleffo si alterna con naturalezza all’introspezione. C’è tanto jazz così come molta tradizione colta europea, ma Caliri, pur senza ignorare Igor Stravinskij, Carla Bley, Kurt Weill e Frank Zappa, riesce a rimanere sempre inequivocabilmente eguale a se stesso, estremamente originale e arguto. La sua è una “splendida foresta di suoni” (citazione dalle belle e sentite note di copertina di Enrico Rava) che, ne siamo certi, ha già lasciato un segno importante nel pur ricchissimo panorama jazzistico europeo. Ha scritto del lavoro Enrico Bettinello, per la rivista “Il Giornale della Musica”: “E’ uno dei dischi più affascinanti e densi dell’anno […] Bastano poche note per farsi rapire da un mondo sonoro cui siamo ormai poco abituati, quello di una formazione di ben tredici elementi […] Con lui ci sono tra gli altri, in questo progetto, alcuni dei migliori talenti della scena creativa italiana, dai sassofonisti Pietro Bittolo Bon, Beppe Scardino e Francesco Bigoni al vibrafonista Pasquale Mirra… passando per il pianoforte di Alfonso Santimone. Una musica rigorosa e bellissima, in cui spesso prevale la scrittura, una vera e propria “wunderkammer” sonora, i cui dettagli emergono ascolto dopo ascolto…”.  
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  • Programmazione da Martedì 20/10/2020
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